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Persone a rischio radon
Una volta che il radon è penetrato in un ambiente, la sua
maggiore o minore pericolosità dipende, ovviamente, dal grado
di occupazione di quell'ambiente da parte di persone. E' chiaro che
se in cantina ci tengo solo i salami e il vino, può starci
tutto il radon che vuole, salami e vino non ne risentono minimamente
(per quanto forse sul salame si potrebbe aprire un discorso). Se
invece io faccio una bella cameretta al figlio nel seminterrato,
o uso abitualmente la taverna come sala da pranzo, o adibisco i locali
interrati della mia azienda a luogo di lavoro allora è il
caso di verificare bene che aria si respira. In sostanza, la destinazione
degli ambienti gioca un ruolo fondamentale.
Quali sono le categorie di persone a rischio per il radon indoor?
Sono certamente a rischio i lavoratori che svolgono le loro
mansioni in luoghi di lavoro sotterranei o, in zone particolari,
anche solo semiinterrati.
Una categoria presa in attenta considerazione
dalla normativa vigente è quella
dei bambini dall'asilo alla fine dell'obbligo scolastico: asili
e scuole, infatti, utilizzano spesso locali interrati o semiinterrati
per mense, palestre, teatri, più raramente per aule di attività.
Invece, per quanto riguarda le abitazioni, il
caso più eclatante è quello
della casalinga, che trascorre in casa una notevole
quota del suo tempo per un arco di anni molto lungo. Altre categorie
sono bambini piccoli e anziani che trascorrono
in casa la maggior parte del tempo, sia pure per un arco di anni
di vita più ridotto: teniamo presente che, per quanto riguarda
i bambini, l'esposizione può essere maggiore che per gli adulti
perché, come avviene all'anidride carbonica, il radon tende
a stratificarsi in basso a causa del suo peso.
Non dimentichiamo infine che il fumo di sigaretta attivo
potenzia significativamente l'effetto dannoso del radon:
i due effetti non si sommano semplicemente, ma in qualche misura
si moltiplicano. Quindi, ad esempio, una casalinga fumatrice è sicuramente
soggetta a un rischio radon molto maggiore (fino a 10 volte) di una
non fumatrice. Il discorso non è altrettanto netto nel caso
di fumo passivo, ci sono minori evidenze sperimentali.
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